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Omicidio Vannini, quella denuncia di 20 anni fa di due prostitute ad Antonio Ciontoli | VIDEO

Vent’anni fa Antonio Ciontoli, condannato poi per l’omicidio di Marco Vannini, è stato denunciato per rapina da due prostitute. La vicenda è stata archiviata perché il pm ha ritenuto inattendibile la ricostruzione delle due ragazze. Giulio Golia e Francesca Di Stefano ricostruiscono con documenti esclusivi che cosa è successo 

Antonio Ciontoli è stato denunciato da due prostitute dell’Aurelia per un rapporto sessuale non pagato. È una vicenda di 20 anni fa mai finita a processo e subito archiviata che potrebbe aggiungere nuovi elementi sull’uomo condannato per l’omicidio di Marco Vannini. Da tempo si parla di questa vicenda che potrebbe gettare ombre sul suo passato. A Le Iene vi mostriamo i documenti esclusivi che permettono di ricostruire in parte che cosa sarebbe successo con le due ragazze extracomunitarie. Proprio a loro rivolgiamo il nostro appello a contattarci se Silvia e Marca si dovessero riconoscere in questa storia.

Di questa vicenda si parla in maniera insistente dallo scorso settembre da quando Davide Vannicola ha depositato in Procura la registrazione di una conversazione che avrebbe avuto con un ex sottoufficiale della Guardia di Finanza. Vannicola lo abbiamo conosciuto per le sue clamorose rivelazioni a Le Iene. Ci ha parlato dell’amicizia che avrebbe legato Antonio Ciontoli a Roberto Izzo, l’ex comandante dei carabinieri di Ladispoli in servizio la notte della morte di Marco. Proprio Izzo avrebbe rivelato a Vannicola (secondo quanto lui ci ha detto) che a sparare a Marco non sarebbe stato Antonio Ciontoli, ma suo figlio Federico. Le accuse mosse da Vannicola però sono state archiviate.

Grazie ad alcune registrazioni che lui stesso ha fatto emergono nuovi elementi sul passato di Ciontoli: “C’è un fascicolo all’interno della caserma dei Carabinieri di Ladispoli dove è presente ‘Fascicolo personale Ciontoli Antonio’. All’interno di questo fascicolo c’è l’informativa… udite udite… che riguarda una rapina o estorsione, di preciso non lo so questo… che il Ciontoli avrebbe fatto nei confronti di una mignotta… dove il Ciontoli era stato difeso da Gnazi”, direbbe un ex ufficiale della Guardia di Finanza in un nastro consegnato in Procura.

Noi abbiamo trovato il verbale di interrogatorio che aiuterebbe a ricostruire quanto raccontato in questa registrazione. È il 12 gennaio 2000, quando Ciontoli viene convocato in caserma a Cerveteri, già allora era sposato e abitava nella casa dove 15 anni dopo è stato ucciso con un colpo di pistola Marco Vannini. Viene identificato come personale militare tramite il suo tesserino rilasciato dal ministero della Difesa. Nello stesso verbale compare anche il suo avvocato difensore, Celeste Gnazi. Lo stesso legale che oggi difende la famiglia Vannini.

“Di questa vicenda non ricordavo più nulla perché non si è trasformato in un processo vero e proprio”, dice Gnazi. “Abbiamo sempre cercato questo precedente perché sarebbe stato utile per la ricostruzione della personalità di Ciontoli”. Siamo riusciti ad avere i documenti che ricostruiscono questa vicenda, ma manca la denuncia da cui tutto è partito. A firmarla sarebbero state due cittadine extracomunitarie che accusano Ciontoli di furto. All’epoca 32enne avrebbe avuto rapporti sessuali con queste due ragazze che facevano le prostitute per poi “sfilare dalla busta il denaro pattuito per la prestazione”. Lo accusavano di averle rapinate dopo aver fatto sesso.

“Dalle carte sembra che lui si fosse identificato come poliziotto alle prostitute mostrando anche un tesserino”, sostiene Gnazi. Che cosa deve essere successo per spingere due prostitute a denunciarlo? “Il procedimento è stato archiviato accogliendo le richieste del pm ritenendo non fondato, non veritiero e non verosimili e non provate le accuse delle prostitute”, spiega l’avvocato Gnazi.

Dal verbale dell’interrogatorio emerge la versione di Ciontoli: “Arrivato a Cerveteri nei pressi del deposito della nettezza urbana ho notato che due ragazze di colore mi chiedevano un passaggio. Mi sono fermato e le ho fatte salire a bordo della mia autovettura. In cambio mi hanno offerto su loro proposta un rapporto sessuale. Non ero intenzionato a dare loro un passaggio, ma queste quasi mi si sono messe davanti all’autovettura”. A questo punto Ciontoli accetta e si sposta su una stradina periferica. “Dopo aver consumato il rapporto sessuale mi hanno fatto una richiesta di denaro pari a 150mila lire. Avevano un comportamento aggressivo e io mi sono spaventato della situazione, così ho preso il portafoglio e ho dato loro 50mila lire. Tutto quello che avevo. Poi mi sono allontanato anche se loro mi urlavano dietro”. Nella sua versione Ciontoli afferma l’esatto contrario rispetto a quanto ricostruito nella denuncia delle due ragazze. “Nego di essermi qualificato come poliziotto e di avergli mostrato il mio tesserino o altri documenti. Preciso che sono sposato con due bambini piccoli e non sono solito frequentare prostitute”, conclude Ciontoli.

Una dinamica che avrebbe punti in comune con quella al pronto soccorso di Ladispoli, la tragica notte della morte di Marco. “Si era presentato come carabiniere mostrandomi velocemente un tesserino”, sostiene in aula Daniele Matera, il medico che è intervenuto. Il procedimento è stato archiviato per assenza di riscontri e perché secondo il pm “l’identificazione dei Ciontoli come appartenente a qualche organo di polizia da parte delle due donne può essere stata possibile avendo visto il tesserino nel portafoglio”, scrive il pm. A questo punto solo le due ragazze possono aiutarci a ricostruire davvero che cosa sia accaduto quel giorno. Silvia e Marca se vi riconoscete in questa storia, contattateci. 

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