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Strage di Erba: il mistero delle intercettazioni di Rosa e Olindo | VIDEO

A occuparsi per la Procura delle intercettazioni date alla difesa di Rosa Bazzi e Olindo Romano per la strage di Erba, c’è una società il cui 40% è costituito da una società anonima svizzera: una circostanza che sarebbe assolutamente vietata dalla legge. Antonino Monteleone e Marco Occhipinti vanno a chiedere spiegazioni ai titolari delle aziende coinvolte in quell’incarico, sentendo il ministro Bonafede sulle troppe intercettazioni mancanti

L’11 dicembre 2006 a Erba vengono assassinati a colpi di spranga e coltello tre donne e un bambino: Raffaella Castagna e suo figlio di due anni Youssef, la nonna del bambino Paola Galli e la vicina del piano di sopra Valeria Cherubini.

Ventisei giudici e tre gradi di giudizio non hanno avuto alcun dubbio: a commettere quella che è stato definito dal pm “la più atroce impresa criminale della storia della Repubblica” sono stati i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, oggi all’ergastolo.

Una vicenda di cui sin dall’inizio vi abbiamo raccontato tutti i dubbi e che è stata oggetto dello Speciale di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti, che potete rivedere a questo link.

Ora vi facciamo una rivelazione che farebbe nascere seri sospetti su tutta una serie di anomalie nelle indagini che ancora non trovano risposta: per fare alcune indagini e per digitalizzare le intercettazioni nei cd consegnati alla difesa di Rosa e Olindo, la Procura di Como si è servita di una società che ad oggi non si sa ancora a chi appartenga: un vero mistero, oltre che una cosa grave perché vietata dalla legge.

A guardare bene da vicino, i tre pilastri su cui si basa la condanna all’ergastolo per Rosa e Olindo presenterebbero crepe da tutte le parti. Per almeno tre ragioni.

La prima: si è sempre detto che il testimone superstite Frigerio avesse riconosciuto sin da subito il vicino Olindo come l’aggressore. Se però ascoltiamo bene le intercettazioni ambientali in ospedale si scopre che invece il primo ricordo di Frigerio era di “un killer dalla carnagione olivastra, che non era del posto e che non aveva mai visto prima”.  Frigerio poi cambierà ricordo dopo un colloquio con il maresciallo Gallorini nella sua stanza d’ospedale, che per nove volte gli suggerirà il nome di Olindo Romano.

Il secondo punto è questo: c’è solo una prova scientifica che collegherebbe Olindo alla scena del crimine, ovvero la macchia di sangue sul battitacco della sua auto. Una macchia che per ammissione dello stesso carabiniere che la trovò, potrebbe essere frutto di contaminazione ambientale, cioè portata dalle scarpe degli stessi carabinieri che prima di perquisire l'auto fecero il sopralluogo sulla scena del delitto.

Le confessioni di Rosa e Olindo, infine, sono state ritrattate prima del processo e al contrario di come è stato sempre raccontato sono piene di imprecisioni e contraddizioni, nonostante siano state rese avendo le foto della strage davanti agli occhi.

A pesare ancora di più su tutta questa vicenda è l’assenza di un gran numero di intercettazioni. All’appello infatti mancano addirittura sei giorni interi di intercettazioni, che vanno dal 28 dicembre 2006 al 3 gennaio 2007. Sono proprio i giorni in cui Frigerio riceve la visita del neurologo che deve testare la bontà del suo ricordo della strage.

“Perché spariscono le intercettazioni di Frigerio sempre nei momenti cruciali?”, si chiede il giornalista Edoardo Montolli? Che prosegue: “Ci sono anche le intercettazioni di Olindo Romano e Rosa Bazzi che hanno fatto portare nella sentenza di primo grado una leggenda metropolitana. Nella sentenza di primo grado, che cosa scrivono i giudici? Scrivono che era molto sospetto il fatto che Olindo Romano e Rosa Bazzi nei momenti successivi alla strage non parlassero mai della strage. Se i giurati avessero fatto quello che ho fatto io, se fossero andati a vedere il registro delle intercettazioni, si sarebbero accorti che dal 12 dicembre del 2006 al 16 dicembre del 2006 non è allegata alcuna intercettazione. Ecco perché non si sentono parlare della strage Olindo Romano e Rosa Bazzi, tant’è che quando riprendono le intercettazioni il giorno 16, loro parlano e abbondantemente della strage e abbondantemente delle vittime e abbondantemente con pietà”.

Un anno fa eravamo stati dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, portandogli i brogliacci che attestavano le mancanza di numerosi giorni di intercettazioni. Il ministro, esaminate le carte, aveva subito inviato gli ispettori alla Procura di Como. Siamo tornati da lui, qualche mese dopo, per capire quali sono le spiegazioni che gli ispettori hanno dato al ministro su tutto ciò che manca, un volta sentita la società Sio di Cantù.

“Queste intercettazioni sono veramente sparite?”, gli chiede Antonino Monteleone. E il ministro ha risposto: “Il fatto che siano mancate intercettazioni per un numero di giorni no? Nei vari luoghi eccetera… Il punto è questo, che quando c’è il progressivo… questo vuol dire che c’è stata una continuità. L’intercettazione ambientale, cioè per farla capire la microspia, trasmette direttamente alla procura e non è manipolabile da terzi. La progressione mi dice che non c’è stata nessuna interruzione in funzionamento, nel caso per esempio dell’ospedale ci possono essere stati anche degli spostamenti del signor Frigerio da una stanza all’altra dell’ospedale…. Dai dati che risultano non c’è nessuna anomalia”.  E ribadisce il concetto: “Deve farci stare tranquilli il fatto che l’intercettazione ambientale che manda il dato direttamente alla procura non è manipolabile dall’esterno…”

Antonino Monteleone allora lo incalza: “Qua stiamo parlando di nove giorni… ora, capisco i limiti tecnici dell’ambientale… cioè io da cittadino italiano... mi posso fidare… del modo in cui vengono effettuati questi accertamenti tecnici?

Ma il ministro Alfonso Bonafede lo tranquillizza: “Sì, e io le devo dire è giusto che voi facciate le domande, però qui dobbiamo prendere in considerazione il fatto che due imputati che hanno avuto la valutazione di 26 magistrati in tre gradi di giudizio con possibilità di fare ulteriori istanze che sono state rigettate, sono due imputati che hanno ricevuto un processo come si deve, questo io lo devo dire, dopodiché…”

“Ministro, ha mai chiesto al vostro staff, agli uffici, quante revisioni dei processi definitivi abbiamo fatto in Italia negli ultimi vent’anni?”. “Eh no, questo dato… io ho tutti i dati a disposizione… Aspetti però, perché il processo di revisione si attiva sulla base di elementi di novità…”

“Per questo servivano i reperti ministro”, gli fa eco la Iena. “Io per quello che ho potuto valutare non ho motivo per andare ulteriormente avanti”, conclude Bonafede.

Le risposte date dagli ispettori al ministro non spiegano tutte le anomalie riscontrate in quelle intercettazioni, soprattutto quando si trovano dei brogliacci a cui corrispondono delle intercettazioni, cioè dei files audio che non si trovano più. Incomprensibile anche la "sparizione" di giorni e giorni di intercettazioni telefoniche nei confronti di Pietro Castagna, fratello della vittima Raffaella Castagna. C'è un'altra questione che fa sorgere sospetti sulle intercettazioni mancanti di Rosa e Olindo: chi si è occupato, per conto della Procura di Como, di assemblare quelle intercettazioni in un cd da dare alla difesa in visto del processo?

Sempre il giornalista Edoardo Montolli, su questo punto, si chiede: “Com’è possibile che una procura affidi incarichi una società il cui 40% è costituito da una società anonima svizzera, ovvero della quale nessuno sa chi siano i proprietari… Questo è un problema dirimente, com’è possibile? Se una società deve svolgere un’attività delicata come le intercettazioni devo sapere chi sono i proprietari, perché in una società svizzera può nascondersi chiunque”.

Antonino Monteleone prova allora a capire chi c’è dietro quella società, andando dal commercialista della fiduciaria, la  Fenefin.

“Dottor Bullani buongiorno, sto venendo da lei perché ci stiamo occupando di una società che si chiama Waylog, che è una società italiana che svolge attività di intercettazioni telefoniche per le procure, e abbiamo scoperto che l’altro 40% è in mano a una fiduciaria svizzera che si chiama Fenefin di cui lei risulta amministratore”. E il commercialista risponde: “È un problema che non le concerne”. E aggiunge: “Presiede uno stato di diritto svizzero che ha una sua regolamentazione, ha una sua normativa alla quale si attiene… è salvaguardato dal diritto svizzero, non le rispondo”.

Niente da fare, il commercialista che amministra la fiduciaria legata alle intercettazioni usate dalla procura di Como non intende rispondere alle nostre domande!

Proviamo allora a chiedere spiegazioni al dott. Ganzetti, l’altro proprietario della Waylog. “Noi abbiamo fatto le intercettazioni normali e tutto ha funzionato”, risponde. Quando gli chiediamo per quale motivo mancano settimane intere, l’uomo aggiunge: “Questo non glielo so dire io… dovete chiederlo alla procura”.

“Le posso chiedere chi sono i suoi soci della Fenefin?”, lo incalza la Iena. “Guardi no, preferisco non rispondere grazie”. Ma aggiunge: “È tutto fatto regolarmente quelle intercettazioni lì, mi lasci andare”. Quando gli diciamo che ci sono delle intercettazioni trascritte nei brogliacci delle quali poi mancano i file originali, spiega:” Quelle non le abbiamo fatte neanche noi perché le ha fatte anche la Sio…”

E allora andiamo anche dalla Sio di Cantù, la società che ha fornito le apparecchiature e il server per le intercettazioni della strage di Erba.

“Siamo venuti da lei perché ci stiamo occupando di una questione che riguarda la strage di Erba, capitolo intercettazioni”, spiega Antonino Monteleone. Ma il dott. Cattaneo si rifiuta di chiarire: “Non c’è nessuno sbaglio, comunque io non posso rilasciare nessuna intervista, grazie”. E aggiunge: “Questa è Sio spa, Waylog è un’altra società, non ha nulla a che fare con la nostra società. C’è la procura della Repubblica, si rivolga a loro. Se mi autorizzano a parlare con voi e me lo sottoscrivono… Se fosse svolto male la Procura della Repubblica avrebbe indagato noi, avrebbe fatto qualcosa, non l’ha fatto probabilmente il lavoro lo abbiamo svolto bene”.

Le società di intercettazioni che hanno partecipato alle indagini sulla strage di Erba riguardo a possibili mancanze dicono di rivolgersi alla procura di Como. E allora proprio a lei ci rivolgiamo: come spiegate tutte le anomalie che sono presenti nelle intercettazioni che riguardano il testimone Mario Frigerio, gli indagati Olindo Romano e Rosa Bazzi e Pietro Castagna, fratello della vittima Raffaella Castagna?

Perché se tutto è stato fatto a regola d’arte vi opponete al fatto che la difesa possa accedere direttamente al server in procura per vedere se si trova tutto ciò che manca sui dischetti che gli avete fornito per preparare la difesa di Rosa e Olindo?

E infine perché coinvolgere nelle attività di indagine una società di cui non possiamo sapere esattamente che ci sia dietro, cosa che è vietata dalla legge?

L'affidamento a quella società posseduta in parte da una fiduciaria anonima era autorizzato?

Il divieto previsto dalla legge ha una spiegazione semplice: è proprio per evitare che le indagini possano essere inquinate o non essere più al di sopra di ogni sospetto. Questo perché dietro una fiduciaria anonima ci può essere  potenzialmente chiunque. Per assurdo, anche qualcuno che ha avuto guai con la giustizia, qualcuno che in passato ha avuto dei problemi con chi è indagato, oppure sempre per assurdo ci potrebbe essere qualcuno che è legato alle vittime del delitto, o a chi è indagato o anche chi indaga.

Ci appelliamo dunque anche allo stesso Ministro della Giustizia Bonafede, che sicuramente ha a cuore la trasparenza del sistema giustizia, ma anche i diritti di ogni detenuto: ministro Bonafede, perché una Procura si è avvalsa di una società che non sappiamo di chi è, anche se vietato dalla legge? È possibile scoprire chi ci sta dietro a quella società? E che fine hanno fatto e cosa c’è su tutte quelle intercettazioni che ancora, nonostante l’ispezione del suo ministero, non si trovano?

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