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Ultima parte dello speciale sulla strage di Erba. La versione del possibile supertestimone tunisino che abbiamo scovato. La versione di giornalisti, avvocati, criminologi e familiari delle vittime. Quello che non torna pesantemente parlando con Olindo in carcere

Quinta e ultima parte del nostro speciale serale dedicato alla strage di Erba (le precedenti le trovate in fondo all'articolo e nei link che seguono qui). Abbiamo parlato delle prove contro Rosa Bazzi e Olindo Romano e quelli del riconoscimento di Olindo da parte dell’unico sopravvissuto Mario Frigerio,  del caso delle intercettazioni che non si trovano e della macchia di sangue ritrovata sull’auto di Olindo, della morte di Valeria Cherubini e delle confessioni poi ritrattate e piene di errori.

Ora parliamo delle piste seguite all’inizio. C’è quella delle rivalità di Azouz con altri gruppi per lo spaccio di stupefacenti e quella dei rapporti non semplici tra Azouz Marzouk e la moglie Raffaella Castagna con il resto della famiglia Castagna

C’è un possibile “supertestimone” Chemcoum Ben Brahim, che si presenta due volte dai Carabinieri di Erba a raccontare di avere visto, la sera della strage, a pochi metri dalla corte di via Diaz, diverse persone. Tra queste, alcune - racconta - parlavano animatamente in arabo. Nella seconda, sostiene anche di aver visto, forse, anche "uno dei fratelli della morta".

Dodici anni dopo, intanto noi abbiamo scovato Chemcoum, dichiarato “irreperibile” al processo, in Tunisia. Al processo non ci arriverà mai. In realtà era detenuto in un carcere italiano, aveva fornito alle autorità italiane diverse generalità.

Ad Antonino Monteleone, davanti ad Azouz Marzouk, conferma ancora oggi la sua versione e si dichiara disponibile a ribadirla anche ai magistrati, sostenendo che “il fratello Castagna” al 90% era Pietro Castagna.

Un vicino di casa, Fabrizio Manzeni, ha raccontato di aver visto in zona al momento e nella zona del delitto delle persone extracomunitarie discutere animatamente

È stato doveroso parlare di tutto questo con Pietro Castagna che si dice convinto della colpevolezza di Rosa e Olindo e che “non ci sono assassini in libertà”. Il colloquio è stato cordiale, non c’è stato nessun “assalto”, come qualcuno ha scritto.

Torniamo a Olindo e all’intervista in carcere. Molte cose continuano comunque a non tornare nella sua versione: quando Raffaella Castagna disse che l’avevano pedinata in auto durante un suo viaggio in treno, la cena due ore più tardi del solito al McDonald’s la sera della strage alle 21.37 come da scontrino, la Bibbia commentata da Olindo con una preghiera per le vittime “alle quali abbiamo strappato via il bene più importante della vita” (“era il periodo delle confessioni”, dice Olindo).

Olindo si proclama comunque “innocente”: “Non siamo stati noi, forse ci hanno scambiati per quello che non eravamo. Se io esco, basta case e condomini, me ne vado in un campeggio”.

Una revisione del processo non resta comunque un tema impossibile, negli ultimi tre anni ce ne sono state 77.

Rosa e Olindo sono davvero colpevoli “al di là di ogni ragionevole dubbio”? Olindo che pensa? “La giustizia è qualcosa in cui ci spero ancora ma non ci credo più”.

Continua…

Guarda qui sotto le parti dello speciale Iene sulla strage di Erba.
 

Strage di Erba: lo speciale de Le Iene

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