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Daniele Nardi, gli elicotteri ritornano alla base. Nuova ricognizione domani

Domani, tempo permettendo, ci sarà una nuova spedizione di soccorsi per trovare i due alpinisti scomparsi Daniele Nardi e Tom Ballard, che noi de Le Iene abbiamo seguito in questa avventura fin dall’inizio

L’elicottero è ritornato alla base. Se il tempo lo permetterà domani faranno un altro giro per cercare di portarsi vicino al punto in cui è stata avvistata la tenda di campo 3 sommersa dalla neve. Ce lo hanno fatto sapere i piloti  impegnati in queste ore nell’operazione di soccorso dei due alpinisti scomparsi sul Nanga Parbat, Daniele Nardi e Tom Ballard. “Quello che si vedeva dalla ricognizione aerea sembrava una tenda ricoperta di neve”, dicono i piloti. “Ma Ali Satpara - che era a bordo dell'elicottero insieme ad altri due alpinisti - non è potuto scendere a verificare dato che il pendio in quel punto era molto ripido”.

È lì che domani cercheranno di avvicinarsi il più possibile i soccorsi. I piloti ci fanno anche sapere che “a causa del buio che sta calando gli elicotteri non sono potuti andare al K2 per portare gli alpinisti russi – impegnati nell’ascesa invernale del K2 e disponibili a intervenire nel caso ci fosse bisogno - al Campo Base del Nanga Parbat”.

La tenda di campo 3, a 5700 metri, è stata individuata poche ore fa coperta di neve. “Nell’area sono state individuate tracce di valanga sul pendio che sta ad indicare la pericolosità della zona”, si legge sulla pagina Facebook ufficiale di Nardi.

I soccorsi per il Nanga Parbat sono partiti questa mattina, dopo il forzato fermo di ieri dovuto alle tensioni fra India e Pakistan e la chiusura dello spazio areo pakistano.

È da domenica pomeriggio che non abbiamo notizie di Daniele, che noi de Le Iene seguiamo dall'inzio della scalata. L'ultima volta che lo abbiamo sentito ci ha raccontato, parlando col telefono satellitare, della grandiosa sfida con Tom Ballard sul Mummery. Lo scalatore ci ha anche detto di aver fatto una variazione nella scalata: “Per la prima parte siamo rimasti sul percorso che avevo fatto con Elizabeth Revol qualche anno fa, poi l’intuizione! Con Tom abbiamo visto un couloir, una colata di ghiaccio e neve, in mezzo a delle pareti rocciose che ci avrebbe permesso di andare su, in alto, in maniera molto più veloce. E lì abbiamo deciso”.

Hanno scalato per un lungo tratto su neve soffice, ghiaccio vivo, rocce e sono arrivati intorno ai 6.200, 6.300 metri.

Poi sono ridiscesi al campo 4, a 6.000 metri, per mangiare  e riposare. 

Da quel momento, le comunicazioni si sono interrotte.

Era la seconda volta che Daniele arrivava così in alto sullo sperone, stavolta però da una strada nuova, diversa da quella che aveva sempre percorso nei precedenti tentativi al Mummery.

Daniele Nardi: la sfida al Nanga Parbat e le tragica scomparsa

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