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Daniele Nardi prima del Nanga Parbat: “Sono un po' folle, ma io cerco la vita” | VIDEO

L’intervista a Daniele Nardi prima di partire per il Nagna Parbat, dove ha tentato di aprire una nuova via per la vetta della nona montagna più alta del mondo. Ieri, sabato 9 marzo, le operazioni di soccorso sono ufficialmente finite

“Vorrei essere ricordato come un ragazzo che ha provato una cosa incredibile, impossibile che però non si è arreso. Il messaggio che voglio lasciare a mio figlio se non dovessi tornare è quello di non fermarsi, non arrendersi. Datti da fare perché il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano sì che la pace sia una realtà e non solo un’idea. E vale la pena provarci”.

Per Daniele Nardi, il cui corpo è stato individuato tre giorni fa sul Nanga Parbat assieme a quello di Tom Ballard, la sfida sullo sperone Mummery della nona montagna più alta del mondo era un modo per “cercare la vita”. Così ci ha presentato la sua impresa nell’ultima intervista rilasciata a Le Iene poco prima di partire. 

“Sono un po’ folle”, ha ammesso. Ma inseguiva un sogno, un’idea che aveva in testa da quando era ancora piccolo. “Da bambino mi sono fatto una promessa: lasciare un segno nell’alpinismo e quindi fare qualcosa che nessuno ha mai fatto”. E nessuno nello scalare il Nanga Parbat era mai passato, in salita, da quella via, passando per lo sperone Mummery. E per di più d'inverno. Una via che Daniele ha scelto perché “è in assoluto la più diretta, la più elegante, la più bella. Ma anche la più pericolosa”. Talmente pericolosa, che la montagna su cui si trovava Daniele è conosciuta come la “montagna assassina”.

Quanti morti ci sono sul Nanga Parbat? “Tanti, troppi morti”, ci ha detto l’alpinista. “Nella maggior parte dei casi quando sei sopra i 7mila metri è difficilissimo portare giù una persona. Gli elicotteri non volano, non ci arrivi. E anche se tu arrivassi a piedi portare giù 70, 80 chili di persona a quelle quote è veramente troppo faticoso”.

Ieri, sabato 9 marzo, le ricerche di Daniele Nardi e Tom Ballard sul Nanga Parbat sono finite. L’alpinista Alex Txikon e i soccorritori, come ha riportato l’ambasciatore italiano in Pakistan, Stefano Pontecorvo, hanno infatti confermato che le sagome individuate a circa 5900 metri sono quelle dei due scalatori, di cui si erano perse le tracce da domenica 24 febbraio.

Noi de Le Iene abbiamo seguito l’impresa di Daniele fin dall’inizio, passo dopo passo. Ci ha raccontato la sua scalata tra momenti di entusiasmo e tenacia e giorni difficilissimi, documentando la sua sfida con numerose foto, che potete vedere negli articoli qui sotto, con cui abbiamo seguito assieme a lui questa scalata. Fino all’ultimo contatto con lo scalatore, nel pomeriggio di domenica 24 febbraio.  

Daniele Nardi: la sfida al Nanga Parbat e le tragica scomparsa

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