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Daniele Nardi, insieme all'inglese Tom Ballard, sta tentando in Pakistan una missione impossibile: scalare il Nanga Parbat passando dal Mummery, uno sperone di roccia e ghiaccio di mille metri.

“Oggi è stata una giornata grandiosa per me, con Tom abbiamo fatto una cosa bellissima”. Daniele Nardi è stanchissimo, eppure è impossibile non accorgersi di quanto sia felice. Ora lui e Tom Ballard si trovano a campo quattro, intorno a 6000 metri, dove passeranno la notte in una minuscola tenda monotelo, a 30 gradi sottozero.

Due giorni fa sono partiti dal campo base, in un giorno sono arrivati a campo due, dove hanno dormito. Poi da campo due sono saliti fino a campo quattro, per verificare le condizioni della montagna. Da lì sono ridiscesi a campo tre, per riportare una tenda e un sacco a pelo di emergenza e poi su di nuovo fino a campo quattro, con la speranza di ritrovare lo zaino di deposito col materiale. Se non fosse andata così, non avrebbero potuto passarci la notte.

Sono stati due giorni veramente duri, abbiamo portato carichi pesanti su e giù per la montagna, con la paura che a campo quattro non ci fosse più niente. E invece il deposito era lì. Ti puoi immaginare la felicità quando lo abbiamo visto”.

Hanno sistemato tutto il materiale, hanno fissato la tenda e ci hanno passato la notte. Stamattina il tempo era nuvoloso, nevischiava, a tratti folate di vento da portarti via.

Che facciamo? Cosa non facciamo? Alla fine alle 7.15 ci siamo alzati per preparare tutto e alle 10 siamo partiti. Solo che non abbiamo portato materiale, ci siamo detti ‘sai che c’è?’ Scaliamo, dove arriviamo mettiamo una X e poi scendiamo”.

Il tempo è rimasto incerto tutto il giorno, ma la scalata è stata grandiosa: “Per la prima parte siamo rimasti sul percorso che avevo fatto con Elizabeth Revol qualche anno fa, poi l’intuizione! Con Tom abbiamo visto un couloir, una colata di ghiaccio e neve, in mezzo a delle pareti rocciose che ci avrebbe permesso di andare su, in alto, in maniera molto più veloce. E lì ci siamo esaltati”.

Hanno scalato per un lungo tratto su neve soffice, ghiaccio vivo, rocce e sono arrivati intorno ai 6.200, 6.300 metri.

“È stata una scalata pazzesca, molto più tecnica, molto più diretta, insomma molto più ‘sperone’, proprio come la desideravo da una vita. E poi è fatta oltre i 6000 metri! Ne stiamo a parla’ così però è tosta, contando che non siamo ancora del tutto acclimatati”

È la seconda volta che Daniele arriva così in alto sullo sperone, stavolta però da una strada nuova, diversa da quella che aveva fatto negli anni passati. “Siamo tornati da poco a campo quattro, qui sta facendo notte e io sono fuori dalla tenda. In tutta la giornata ho preso solo una barretta energetica e un bicchiere d’acqua. Adesso mangiamo e dormiamo perché siamo stremati”.

Nei prossimi giorni decideranno cosa fare, anche perché ogni volta che provano ad avvicinarsi al Mummery il meteo fa i capricci. “Qui è fuori di testa. La solitudine, la natura selvaggia sono fortissime. A volte non ci penso ma quando mi fermo e mi guardo intorno è tutto incredibile. Stanotte dormiamo su un cucuzzolo con 500, 600 metri di vuoto sotto i piedi, circondati da ghiacciai enormi. Quanto è bello lo sperone da quassù, me l’ero quasi scordato”.

Guarda qui sotto che abbiamo dedicato alla sfida di Daniele Nardi.

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