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Un testimone ha denunciato i lavori in corso in un ospedale della Calabria mentre i pazienti erano ancora nelle stanze in Rianimazione. Ha chiesto la sospensione del cantiere e si è ritrovato minacciato da Pino Iannacci, il genero di un esponente della 'ndrangheta

Dopo aver denunciato quei lavori, mi è venuto a trovare Pino Iannacci, il genero di Pesce di Rosarno”, appartenente a uno dei clan più potenti. A dirlo è un testimone che ci riferisce come dietro gli ospedali della Calabria ci sia l’ombra della 'ndrangheta.

Noi non sappiamo se le sue dichiarazioni siano vere, ma il nostro Gaetano Pecoraro è tornato a vedere l’ospedale di Polistena. Tra perdite d’acqua, infissi che si staccano e porte antipanico chiuse, c’è il reparto di rianimazione completamente nuovo.

Lavori realizzati per 300mila euro in una struttura in cui il pronto soccorso è senza macchinari per i pazienti. “Il costo è passato da 80mila a 280mila euro. Hanno rotto i muri e le porte con i malati dentro nei letti”, ci dice il testimone. Questa struttura costa alle casse della Regione 8 milioni all’anno.

Tutto questo com’è possibile? Gaetano Pecoraro l’ha chiesto alla ministra della Salute. “Siamo messi molto male lì ognuno fa quello che gli pare e nessuno gli dice che non si fa così”, dice Giulia Grillo. “L’unico responsabile è il presidente della Regione. Noi stiamo cercando di capirlo”. Perché lì c’è un problema che si chiama 'ndrangheta. “E certo”, conferma Grillo.

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