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La ministra Grillo negli ospedali da incubo: “In Calabria situazione indegna” | VIDEO

Dopo Le Iene, la ministra Giulia Grillo ha fatto visita agli ospedali da incubo di Locri e Polistena in Calabria. Come Gaetano Pecoraro anche lei ha trovato ascensori e apparecchiature fuori servizio o non omologate e il dubbio che dietro alla malasanità ci sia l’ombra della ‘ndrangheta

La situazione è ai confini della realtà”. Lo dice la ministra alla Salute Giulia Grillo, dopo la sua visita negli ospedali da incubo della Calabria. Un tour nella malasanità che l’esponente del Movimento 5 Stelle ha voluto iniziare da Locri e Polistena, ripercorrendo le orme de Le Iene. Da qualche settimana il nostro Gaetano Pecoraro ha messo sotto la lente alcune strutture sanitarie della Calabria e della Campania.

“A Locri ho trovato ascensori, sterilizzatori e gruppi elettrici non omologati”, commenta la ministra. “Ho trovato mala gestione anche dal punto di vista amministrativo. Una situazione che non riesco a descrivere lasciando perdere la situazione strutturale che non si può commentare”. Stiamo parlando dello stesso ospedale dove Pasquale Cerutti, un medico chirurgo che vi lavora, ci aveva detto: “Io qui non curerei mai mia figlia perché non funziona. Manca qualsiasi supporto: defibrillatori, siringhe, personale e meccanismi di sicurezza”. Ed è lo stesso ospedale dove il Nas dei Carabinieri sono intervenuti trovando un’altra situazione paradossale. “Qui hanno scovato 1.765 medicinali scaduti nel reparto di Pneumologia”, ha detto Grillo.

La ministra ha poi visitato l’ospedale di Polistena finito al centro dell’inchiesta de Le Iene. “Ho trovato una carenza di organico paurosa: mancano gli infermieri e i medici, i reparti sono chiusi e ci sono una sola sala operatoria e un’ambulanza”, ha aggiunto. E allora come si può risolvere questa situazione che si trascina da anni? “Ho chiesto un decreto per aiutare la sanità affinché non sia più indegna”, annuncia la ministra. “Provvederemo alla sostituzione dei vertici delle varie aziende sanitarie, e dei direttori sanitari e amministrativi, e sarà obbligatorio applicare la normativa antimafia perché purtroppo abbiamo valutato aspetti pesanti da questo punto di visita”.

Anche questo un aspetto emerso nell’ultimo servizio di Gaetano Pecoraro. La Iena ha raccolto una testimonianza che chiarisce molto la malasanità della Calabria e del ruolo giocato dalla ’ndrangheta: “Dovevano fare dei lavori di ampliamento del reparto di Rianimazione, il costo è passato da 80 a 280mila euro. Hanno rotto i muri e le porte con i malati dentro nei letti”. Il nostro testimone scrive ai responsabili perché sospendano i lavori. “Poco dopo mi sono ritrovato uno della ’ndrangheta di Rosarno in ufficio”.  In base al suo racconto era Pino Iannacci, il genero di Pesce di Rosarno, vicino alla ‘ndrangheta”. Una delle cosche più pericolose in Calabria. “’Tu vuoi chiudere l’ospedale di Polistena?’, mi aveva detto”. Noi non sappiamo se questo racconto sia vero, ma la realtà conferma che quel reparto è nuovo, nonostante ci sia un pronto soccorso senza macchinari per accogliere i pazienti.

Com’è possibile che i lavori non vengano fatti? I finanziamenti per la ristrutturazione ci sono, la Regione Calabria ha infatti messo a disposizione 15 milioni di euro ma da dieci anni non vengono spesi e continuano a diminuire.

Dove ci sono gli interessi, c’è la 'ndrangheta”, dice il sindaco di Locri. “Esiste una norma secondo cui sotto i 30mila euro vengono considerati lavori urgenti e quindi non è necessaria la delibera per pagare”, spiega un testimone. A questo si aggiunge la carenza del personale: per 26 malati ci sono appena due infermieri! E poi da anni non c’è l’ombra dei concorsi. Qui per 16 unità operative si contano appena sei primari.

Guarda qui sotto la storia con tutti i servizi sull'inchiesta degli "Ospedali da incubo".

 

 

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