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Camorra in uno degli ospedali da incubo di Napoli. La ministra: “Sciogliamolo”

La camorra avrebbe gestito direttamente alcuni servizi del San Giovanni Bosco di Napoli, uno degli ospedali da incubo finiti al centro dell’inchiesta de Le Iene. La ministra della Salute Giulia Grillo vuole scioglierlo. Con Gaetano Pecoraro abbiamo indagato anche sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in alcune strutture ospedaliere di Reggio Calabria

Valutiamo se necessario di sciogliere per infiltrazioni mafiose l’ospedale San Giovanni Bosco”. A dirlo è la ministra della Salute, Giulia Grillo, dopo l’operazione dei carabinieri contro gli affari della camorra dietro ad alcune attività nel nosocomio di Napoli. Il San Giovanni Bosco è lo stesso in cui le formiche hanno ricoperto il corpo di una paziente costretta a letto. E proprio da qui è partita l’inchiesta de Le Iene sugli ospedali da incubo di Gaetano Pecoraro (sopra potete vedere questo servizio, in fondo tutti gli articoli e i servizi sulla malasanità in Campania e in Calabria).

In tutta Italia sono 126 le persone finite ora agli arresti. Alcune proprio per attività nell’ospedale partenopeo, dove il clan Contini avrebbe fatto soldi anche sulle morti. In cambio di 500 euro la camorra, secondo gli inquirenti, falsificava i documenti di pazienti, in realtà deceduti, ma che risultavano vivi e che potevano pure, paradossalmente, essere dimessi. Così facendo i parenti potevano portare i defunti a casa con un'ambulanza. Non solo, il clan permetteva di "bypassare l'ordinaria routine di prenotazione e pagamento della prestazione”. Due persone che sarebbero vicine ai clan dell'Alleanza di Secondigliano, Angelo e Vincenzo Botta, detto “Il nano”, sarebbero riuscite a ottenere "trattamenti di favore per alcuni soggetti appartenenti al loro circuito relazionale" a cui si diceva di presentarsi all'ospedale come "la moglie di…" o "il nipote di…".

Un portantino del San Giovanni Bosco avrebbe gestito le "aperture di reparti", addirittura "interveniva sui sindacati". Sarebbero avvenute inoltre "assunzioni solo formali" nella ditta delle pulizie per avere "un legame" tra il clan e l'ospedale. 

"Ora basta, la camorra non può tenere in ostaggio la Sanità campana. Servono decisioni coraggiose e lo Stato farà la sua parte, perché non c'è salute senza legalità", dice la ministra Grillo in vista del Comitato nazionale per la sicurezza e l'ordine pubblico per valutare il futuro dell’ospedale: “Se è necessario, e a mio avviso lo è, si deve convocare il Comitato di accesso e immaginare di scioglierlo per infiltrazione mafiosa".

Se in quest’ospedale di Napoli, secondo gli inquirenti, a comandare era la camorra, in altri a Reggio Calabria sarebbe la ‘ndrangheta, come ha ricostruito il nostro Gaetano Pecoraro. Intanto nell’ospedale di Locri i pazienti vengono spostati a mano, l’attrezzatura non c’è e mancano i primari. Con costi allucinanti. “800 milioni all’anno costano”, secondo Ezio Arcadi, pm a Locri. Come se non bastasse “non esiste un bilancio da anni”, aggiunge Giovanni Calabrese sindaco della stessa città. E allora dove finiscono tutti questi soldi? Il direttore tecnico di quell’Asp ci aveva detto: “C’è il filone dei doppi pagamenti” attraverso cui molti fornitori di ospedali verrebbero pagati due volte per gli stessi lavori. Dopo il nostro servizio, il Governo ha sciolto l’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria per ‘ndrangheta.

Restano tante domande senza risposta, comprese quelle sulla morte di Consolato Campolo, il dirigente della Azienda Sanitaria incaricato di fare chiarezza nei conti della sanità di questa regione, morto improvvisamente dopo una cena in un ristorante. Nelle scorse settimane, la procura ha predisposto la riesumazione della salma per chiarire le cause della sua morte.

Guarda qui sotto tutti gli articoli e i servizi di Gaetano Pecoraro sugli “ospedali da incubo”.

 

Ospedali da incubo tutti i servizi e gli articoli

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