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Coronavirus, camionista: "Devo fare i bisogni nell'aiuola" | VIDEO

Sta diventando virale in queste ore lo sfogo video di un camionista, che racconta l’odissea di chi deve stare tutto il giorno per strada tra autogrill, ristoranti e bagni chiusi, con il pericolo di ammalarsi. Iene.it ha raccolto lo sfogo di Matteo, un altro camionista che racconta: “è facile dire di non assaltare i supermercati perché tanto vengono riforniti, ma poi quelle merci dobbiamo portarle noi: e voi ci avete abbandonato!” 

“È stato deciso che tutti i camionisti possono girare tranquillamente perché bisogna garantire l’approvvigionamento. E io ci devo lasciare le penne? Alle sei del pomeriggio è tutto chiuso: è due giorni che sono in giro e non ho mangiato, sono riuscito per sbaglio a fare colazione stamattina ma non vi dico quanto ci ho messo, per via delle distanze da rispettare, della paura… È tutto chiuso: io dove vado a mangiare? Dove vado a fare i miei bisogni? Dove mi lavo? In mezzo alla strada, con la bottiglia dell’acqua?” È diventato virale in queste ore il video appello di un camionista, che potete ascoltare qui sopra. Un grido d’allarme per una categoria che in queste ore di zona rossa estesa a tutta l’Italia, deve fare i conti con grandi difficoltà.

“Stanotte ho dormito in un piazzale di un carcere, un posto squallidissimo, in mezzo al niente, ho fatto i miei bisogni dietro a un’aiuola. Adesso è quattro ore che sto aspettando di caricare. Ho chiesto di andare in bagno e mi hanno detto ‘assolutamente no, per il rischio di contagio’”. È ora di finirla che l’autotrasporto sia sempre l’ultima ruota del carro!”

Un grido d'allarme ripreso anche da Matteo, un camionista sentito da Iene.it: “Il governo dice di non assaltare i supermercati, perché tanto la merce viene approvvigionata, ma poi siamo noi camionisti a portarla, quella merce. E allora perché ci hanno abbandonato a noi stessi? Lavoro nel settore dei container e i problemi e i rischi sono evidenti. A Genova, nell’area dei terminal, adesso non ti fanno più entrare per portare i documenti. Devi stare due ore sotto l'acqua, al freddo, in attesa di consegnare a mano i documenti per prenotare lo scarico dei container. L’altro giorno eravamo ammassati in una fila di almeno cento camionisti provenienti da tutta Europa, a piedi ad aspettare il nostro turno, per sbrigare una pratica che nel 2020 andrebbe fatta on line. Su dieci camionisti? In tre avranno avuto le mascherine, uno di loro però portava una maschera di quelle che si usano per andare a sciare: ma ci rendiamo conto? Il mio datore di lavoro ha provato a fare un primo ordine di mascherine per noi, ma mi dice che gli è stato requisito per metterle a disposizione della comunità: e noi chi siamo?”

Il disagio, racconta Matteo, è anche quello delle più piccole cose quotidiane: “Viaggiamo senza traffico, questo è vero, ma poi dopo le 18 siamo abbandonati letteralmente a noi stessi: bagni chiusi, autogrill chiusi, dove andiamo a fare le nostre cose? Hanno chiuso tutti quei ristoranti per noi camionisti, che erano anche un punto di ristoro psicologico, oltre a consentirci di fare una doccia e sgranchire le gambe. È rimasta l’iniziativa autonoma di 2-3 ristoranti, nel nord Italia, che se li chiami in anticipo e parcheggi nel loro piazzale, ti vengono a portare da mangiare direttamente in cabina... E basta. Ci sono colleghi che si sono organizzati con il fornello, come hanno sempre fatto tutti quei camionisti slavi che per colpa di contratti molto poveri erano costretti a risparmiare sul mangiare. Li guardavamo con tenerezza in passato: dobbiamo tornare anche noi nel Medioevo, con tutti i rischi e gli svantaggi di cucinare in una cabina di due metri per due?".

L'esasperazione di Matteo e di tutta una categoria è tanta: “Ci hanno abbandonato: l’altro giorno un mio collega è stato umiliato perché si è azzardato ad andare nel bagno di un’azienda dove aveva appena scaricato e poi alle macchinette del caffè. Lo hanno trattato come un appestato!”

Se anche voi volete segnalare i disagi e testimonianze in tempi di coronavirus e di “zona rossa”, scriveteci all'email redazioneiene@mediaset.it

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