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Coronavirus, con i negozi chiusi i cittadini prima del blocco stradale fuori dalle zone rosse

Dalle 17 di domenica sono operativi i blocchi stradali nei dieci comuni del lodigiano in quarantena per l’emergenza coronavirus. Ieri il premier Conte aveva chiesto agli abitanti di quei comuni di rimanere in casa. Ma un’ordinanza aveva ordinato la chiusura delle attività commerciali, per fare la spesa l’unica possibilità era uscire dall’area

Cittadini dei dieci comuni del lodigiano, teoricamente in quarantena, andati a fare la spesa nei comuni vicini. Diversi cittadini dei comuni limitrofi ci hanno contattato giustamente preoccupati per il rischio di estensione del contagio. È una situazione complessa quella della zona del focolaio di coronavirus compreso tra il basso lodigiano e la provincia di Piacenza.

Una situazione nella quale si inserisce, da pochissime ore, l’avvio effettivo del blocco stradale, per evitare che gli abitanti dei dieci comuni interessati dal contagio escano dal territorio.

Hanno infatti preso il via attorno alle 17 di domenica le “procedure di filtraggio” lungo le strade di accesso ai dieci comuni del lodigiano in quarantena per l’epidemia di coronavirus, che nella zona registra al momento quasi 90 contagiati.

La misura era stata decisa nella notte, con un decreto che ha di fatto introdotto “zone rosse” da cui non sarà possibile uscire e che ha dislocato sul territorio di Lombardia e Veneto almeno 500 agenti tra polizia e forze armate.

In questi minuti le forze dell’ordine, che presidiano i varchi all’ingresso delle zone rosse avvertono gli automobilisti che una volta entrati non potranno più uscire. E chi viola le disposizione vigenti rischia, perché la violazione dell’articolo 650 del codice penale comporta il carcere fino a tre mesi e almeno 300 euro di multa.

Ma tutta questa situazione, di paura e confusione, nasce innanzitutto come conseguenza imprevista della “direttiva Speranza-Fontana”, che due giorni fa imponeva di fatto la chiusura, tra l’altro, degli esercizi commerciali nei dieci comuni del lodigiano.

Una direttiva a cui si era aggiunto l’appello del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che aveva chiesto a quei cittadini di dimostrare responsabilità e senso civico, rimanendo a casa e limitando al minimo i contatti sociali esterni. Sì, ma la spesa? Dove farla se i negozi della “zona rossa” sono stati svuotati in poche ore e addirittura chiusi? Ecco allora l’inevitabile “viaggio della speranza” verso comuni non ancora “blindati”.

Come quello dove si trova il grande ipermercato in cui lavora una donna, che ci ha segnalato questa situazione: “Soprattutto ieri il nostro centro commerciale era strapieno di clienti di Casalpusterlengo e di Codogno, gente che conosco di persona, venuta qui a fare scorte di cibo e di altro. Quando chiedevamo  del motivo per cui fossero venuti qui, nonostante la richiesta di rimanere in casa, ci hanno spiegato che avevano chiuso tutti i piccoli negozi dei loro paesi. Uno in particolare si è giustificato dicendo che nel suo paese, all’interno della zona rossa, per fare la spesa c’era una lunga coda e allora ha deciso di venire da noi”. Com’è il clima al centro commerciale? “Molto teso. Qui tutti oggi abbiamo mascherine e guanti, ieri no”.

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Oltre, come sempre, al 112 e al numero 1500 messo a disposizione dal ministero della Salute, sono stati attivati due altri numeri da chiamare: 800894545 per la Lombardia e 800462340 per il Veneto.

Chiunque si trovasse nei luoghi dei contagi in Italia e volesse mettersi in contatto con noi, può scriverci su redazioneiene@mediaset.it.

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