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Coronavirus: “Mio padre, segregato all'ospedale di Codogno, dove c'è l'emergenza”

Daniela, una donna del lodigiano il cui padre 79enne dopo una caduta è ricoverato da giovedì nell’ospedale di Codogno, epicentro del focolaio di coronavirus, racconta: “Non possiamo andarlo a trovare, infermieri e medici sono bravissimi ma pochi e pieni di lavoro. E forse ho anche incrociato il 38enne, il primo contagiato. Ma nessuno mi fa il tampone”

È nel reparto di Medicina dell’ospedale di Codogno che è stato identificato il 38enne che è considerato il “paziente 1”, il primo contagiato di coronavirus del focolaio del lodigiano, che finora conta almeno 85 contagiati.

E proprio in quel reparto c’è ricoverato, da giovedì, un uomo di 79 anni della provincia di Lodi, caduto in casa forse per i postumi di una vecchia polmonite. A raccontare la sua storia è Daniela (nome di fantasia), la figlia dell’anziano. Daniela è preoccupata perché da giovedì non può avere contatti con il padre. L’ospedale è infatti, al momento, completamente isolato.

“L’ho portato a Codogno perché, rispetto all’ospedale di Lodi, è più piccolo e l’attesa è minore. Da quando è scoppiata l’emergenza l’ospedale è stato completamente bloccato, nessuno può entrare né uscire, la situazione è difficile innanzitutto per il personale. Me lo racconta mio padre, che riesco a sentire almeno via telefono. Quando ho chiamato gli infermieri, mi hanno detto che sono pochi, che ci sarebbero altri sospetti di coronavirus in reparto, e che non riescono a fare alzare mio padre, che ha il catetere, per andare in bagno. Lui non vuole disturbare gli infermieri e da allora non si alza dal letto

Daniela ha anche un altro motivo di preoccupazione, legato strettamente al contagio da coronavirus. “Non ricordo esattamente se fosse giovedì o venerdì, ma andando in visita da papà ho incontrato un ragazzo giovane, che era ricoverato li’. L’ospedale è pieno di anziani e mi aveva colpito la presenza di quel giovane, che si trovava ricoverato una o due stanze accanto a quella di mio padre, al secondo piano di medicina. Tornando a casa, la mattina dopo, ho avuto paura che quel ragazzo fosse il 38enne con il coronavirus. A mio padre questa mattina hanno fatto il tampone al naso, per verificare l’eventuale contagio. E io? Venerdi’ sera ho subito chiamato il 112, spiegando che forse avevo incrociato quell’uomo. Mi hanno detto che sarei stata contattata, ma nulla. Ho richiamato l’indomani mattina e mi hanno detto che sarebbe stata Milano a contattarmi, perché comunque non avevo avuto contatti stretti con lui, e che non rientravo nell’emergenza”.   

E torna a pensare al padre in ospedale: ”Al momento non abbiamo nessun mezzo per poterci confrontare sulla situazione dei nostri cari, che sono di fatto segregati in ospedale.  Gli infermieri non hanno purtroppo il tempo per aggiornarci, se non in modo molto sommario. E non sappiamo quando potremo rivederli”.

Vi terremo aggiornati su questa e su altre vicende dall’epicentro dell’emergenza coronavirus. Qui trovate tutte le ultime notizie, con i dati aggiornati sull'emergenza.

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